Buongiorno cara Miriam ci racconti un po’ del tuo percorso di vita, la tua storia, le tue
avventure professionali?
Purtroppo e per fortuna dovreste avere parecchio tempo per ascoltare tutto: per fortuna perché ho tre lauree al conservatorio e diversi master; purtroppo perché non sono più giovanissima, sebbene mi senta ancora una ragazzina affamata di sapere. Nella vita ho studiato tanto, diplomandomi in pianoforte, clavicembalo, musica da camera; ma mi sono esercitata anche su altri strumenti e direzione d’orchestra. Sono una musicista ed una musicologa. Sono nata a Milano, dove ogni settimana mi reco per insegnare alla Fondazione Milano, Villa Simonetta, ma vivo a Roma da parecchio.
Casa Baumann è sede di una Fondazione-Museo e di un’associazione che apre anche agli eventi
musicali e sociali. Come è nata questa decisione?
Questa è stata la casa di Eva Fischer, pittrice di fama ed ultima testimone della Scuola Romana del dopoguerrra. É stata amica di Picasso, Chagall, Dalì, De Chirico e della cultura del tempo. Suo marito Alberto Baumann era dapprima stato giornalista, scrittore e poeta, mentre negli ultimi trent’anni di vita si è espresso anche nella pittura e la scultura. Assieme sono stati una affiatata coppia che ha vissuto qui per 50 anni, incontrando nel loro salone, uomini di cultura, politici, economisti, etc.
Qualcuno ti aiuta in questo nuovo progetto?
Il loro figlio Davìd ha aperto una Fondazione dedita allo sviluppo della cultura ed un archivio dedicato. Abbiamo unito le forze anche in vari progetti dove pittura e musica, letteratura, poesia e musicologia si amalgamano
Puoi dirci cosa rende speciale Casa Baumann-Fischer?
Riteniamo che fra il vivere da soli in un castello od in una bella casa, ed il gioire della presenza di amici, persone di gusto e cultura, anche se fosse stato in un “buco” nel fondo del mondo, avremmo preferito la seconda opzione. Avendo a disposizione una bella terrazza su Trastevere, da condividere facendo assaporare anche una variopinta cultura gastronomica, presentazioni di libri e mostre, visione di film, incontri con persone accattivanti: questo ci ha spinto ad aderire al progetto di “Albergo diffuso”, sebbene questa sia una casa/museo abitata ma con tante particolarità.
Cosa ne pensi dell’albergo diffuso e più in generale dell’ospitalità diffusa?
Credo di aver già risposto precedentemente. L’idea mi, ci è piaciuta perché immaginiamo il turista, l’ospite forestiero o straniero, alle prese con il caos metropolitano della Capitale. L’idea di “Albergo diffuso” pone l’ospite non a degli obblighi ma ha la possibilità di vivere Roma al fianco di persone qualificate nella comunicazione e nell’accoglienza. Villager Hotel vuole introdurre l’ospitalità diffusa a Roma con un approccio basato sull’attivazione di reti relazionali per fare servizi di accoglienza.
Che ne pensi a riguardo?
Credo che anche a questa domanda ho già dato una risposta. Posso aggiungere che in un mondo che corre sempre di più, spesso facendo correre dei rischi inutili, il poter valutare dei momenti, serate od altro, introdotti nella società del luogo, significa non solo il piacere di farlo, ma anche l’utilità di non buttare via del tempo, specialmente oggi che le vacanze sono “mordi e fuggi”.