Home Restaurant: l’alternativa al classico ristorante che favorisce la convivialità attiva e l’attenzione alla singolarità della persona

Home Restaurant, letteralmente, vuol dire “ristorante a casa” o “ristorante domestico” ed è il nuovo trend che si sta diffondendo nell’ambito delle forme alternative di ristorazione, insieme allo “Chef a domicilio” di cui è parente stretto. Al di là della qualità dei prodotti e dei piatti preparati che, sebbene siano un punto di partenza fondamentale, nell’approccio di Villager ci soffermeremo su quegli aspetti sociologici che mettono in risalto questa nuova forma di ristorazione emergente rispetto a quella classica.

Quali sono le principali differenze tra l’home restaurant e il classico ristorante osservate da un punto di vista sociologico?

  • Location;
  • Struttura della convivialità;
  • Personalizzazione dell’esperienza.

La prima sostanziale e tangibile differenza risiede proprio nel luogo dove si svolge l’esperienza di ristorazione. Nel classico ristorante avviene, come è noto, in esercizi pubblici adibiti alla somministrazione di alimenti e bevande secondo la normativa del settore. Nell’home restaurant, d’altro canto, che rientra nel filone del social eating nello specifico e della sharing economy più in generale, avviene all’interno di abitazioni private che vengono messe in condivisione dai proprietari con altre persone. Tuttavia, come spesso succede di fronte all’emergere di fenomeni innovativi, c’è tuttora un vuoto normativo che non definisce chiaramente i contorni e i perimetri dell’azione col rischio di non tutelare i proprietari e gli ospiti di questa esperienza.

La seconda differenza risiede nella struttura o natura della convivialità che prende forma. Nel primo caso, ovvero al classico ristorante, la socialità che tutti noi conosciamo si manifesta col gruppo di amici che si reca abitualmente in pizzeria e/o al ristorante per ritrovarsi in momenti di svago dove poter scambiare le ultime novità (gossip) e rinsaldare l’amicizia. Oppure tutti ricordiamo le cene di lavoro con i colleghi e/o le cerimonie come matrimoni e compleanni in cui celebrare le tappe importanti della nostra vita. Nel secondo caso, l’home restaurant, la convivialità cambia la sua struttura in quanto gli attori partecipanti, solitamente, sono sconosciuti che vogliono provare nuove esperienze e si aprono all’idea e all’opportunità di fare nuove amicizie. Per parafrasare il sociologo Mark Granovetter che nel 1973 coniò la teoria, nel primo caso siamo di fronte a legami forti, mentre nel secondo caso a legami deboli. I legami forti sono quelli che abbiamo con gli amici più intimi e i familiari più stretti. I legami deboli hanno un impatto emotivo minimo e sono meno frequenti e ravvicinati. Sono quelli che instauriamo con i conoscenti e con chi incontriamo occasionalmente.

La terza differenza, conseguenza delle due precedenti, è quella che favorisce la personalizzazione dell’esperienza. Se è pur vero che come membri di una famiglia e/o di un gruppo di amici siamo attenzionati in quanto tali, spesso le dinamiche createsi con i legami forti tendono ad “appannare” la nostra specifica singolarità a favore della tribù di cui facciamo parte che tende a ripristinare spontaneamente l’interesse e l’equilibrio verso se stessa. Dall’altra parte, con le dinamiche relazionali scaturitesi dai legami deboli tipiche della convivialità dell’home restaurant, abbiamo migliori opportunità di manifestare la nostra singolarità e le nostre caratteristiche e, con un minor costo emotivo, godere di un’esperienza unica in cui ci sentiamo veramente al centro come persona tout court.

Nel portale Villager abbiamo da tempo inserito una serie di strutture che svolgono l’attività di Home Restaurant, tra cui quelle più attive come il Gatto Rosso a Casaprota in Sabina e il Quattro Venti a Roma Monteverde. Siamo convinti che nei prossimi anni il fenomeno in questione subirà un notevole incremento sia per quanto riguarda la quantità degli operatori coinvolti in questo nuovo mercato, e sia per la qualità dell’offerta eno-gastronomica proposta, dovuta a una maggiore sensibilizzazione verso prodotti a km 0 eco-sostenibili che impatteranno positivamente sulle economie locali.

Nel modello di Villager Hotel, basato sugli alberghi diffusi nelle comunità locali, l’home restaurant gioca un ruolo strategico in quanto punto della rete territoriale dove il turista che alloggia nelle strutture extra-alberghiere, ha l’opportunità di vivere un’esperienza unica immersiva. Dal di dentro, come se fosse un nativo del luogo.

E la morale della favola? Dopo questo breve approfondimento sul fenomeno, ci teniamo a tirare delle conclusioni che, seppur non esaustive e transitorie, ci permettono di guardare al futuro con maggiore chiarezza. Le due formule di ristorazione prese in esame sono alternative tra di loro, non entrano direttamente in concorrenza ma permetteranno ad entrambe di innalzare l’asticella della qualità con l’auspicio di scambiarsi vicendevolmente le pratiche e garantirsi maggiore attrattività.

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