Come ottenere il CIN (Codice Identificativo Nazionale) per gli affitti brevi

CIN, BDSR, CIR, ROSS 1000, ID, SCIA, SUAP, SUAR… tutti acronimi che a volte ci mettono in crisi e ci fanno salire istantaneamente l’ansia burocratica. Una specie di “tic nervoso” che colpisce soprattutto chi decide di aprire una casa destinata agli affitti brevi. Ovvero quelli compresi in un arco temporale che va da 2 (minimo) a 28 (massimo) notti di soggiorno. Ciononostante, negli ultimi anni il Governo ha intrapreso la via del riordino del settore del turismo extra-alberghiero, puntando sulla BDSR (Banca Dati Strutture Ricettiva) per mappare le strutture idonee, prima disperse nei meandri di venti normative regionali, e centralizzando la procedura per l’ottenimento del cosiddetto CIN: Codice Identificativo Nazionale. Un codice alfanumerico che identifica e qualifica una qualsivoglia struttura ricettiva che entra nel mercato degli affitti brevi.

Fonte: https://bdsr.ministeroturismo.gov.it/

Una sorta di “licenza” con cui è possibile mettersi in regola e aumentare la sicurezza e la qualità del servizio. Vista la crescita esponenziale di chi, i proprietari di seconde e/o terze case che decidono di metterle a reddito per abbattere i costi di gestione e ritagliarsi un’entrata extra.

Come si ottiene, quindi, il famigerato CIN? Vediamo di seguito insieme gli step necessari per conseguirlo:

  • SPID: Sistema Pubblico Identità Digitale. Oggigiorno, per accedere a tutti i portali della PA e per espletare qualsiasi pratica amministrativa è necessario dotarsi dello SPID che consente all’utente di accreditarsi. Esistono diversi provider che vendono il servizio (Poste, Aruba, Infocert, etc.) che costa circa 25-30 € a seconda dei pacchetti offerti dal gestore;
  • SCIA: Segnalazione Certificata Inizio Attività. Il secondo passaggio è quello di compilare la pratica di SCIA presso il Comune competente in cui si vuole avviare l’attività. La pratica è totalmente telematica e si tratta, perlopiù, di una Comunicazione auto-certificata in cui il proprietario di casa e/o il delegato inserisce una serie di dati anagrafici, catastali, di contatto e una serie di documenti richiesti che variano a seconda della tipologia di struttura ricettiva prescelta. La sezione del sito in cui si avvia il procedimento è il SUAR (Sportello Unico Attività Ricettive). I dati catastali più importanti e imprescindibili sono il n° repertorio dell’atto notarile, il “Foglio“, la “Particella” e il “Subalterno“. Nel caso delle case vacanze e del B&B viene richiesta anche la piantina catastale dell’immobile in scala 1:100. Il costo della pratica si aggira intorno ai € 50 per la locazione turistica fino ai € 250 per i B&B nelle grandi città (Es. Roma);
  • ROSS 1000: Osservatorio statistico nazionale del Turismo che raccoglie tutto ciò che concerne i flussi turistici. Sostituisce il vecchio RADAR, è il portale dove si ottiene il CIR (Codice Identificativo Regionale). È il sistema gestionale, a livello nazionale, di analisi territoriale che osserva sotto una lente di ingrandimento il turista, raccogliendone le caratteristiche socio-demografiche e l’andamento di domanda-offerta. Il procedimento si effettua registrando la propria struttura nel portale dopo aver conseguito la precedente SCIA.
  • CIN: Codice Identificativo Nazionale univoco. È l’ultimo step per ottenere finalmente l’abilitazione ad operare come struttura ricettiva extra-alberghiera nel territorio italiano. Si tratta di un codice alfanumerico di 18 cifre il quale va esposto su una targhetta all’entrata dell’abitazione. Il CIN è consultabile dalla BDSR (Banca Dati Strutture Ricettive) del Ministero del Turismo.

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